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 History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi.

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MessaggioTitolo: History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi.   History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi. EmptyMer Apr 24, 2013 12:07 pm





History 3) GIOVANNI BRUNAZZI :

respirando nebbia, sollevando pesi



Tempo fa mi aveva colpito leggere dell’esistenza di un primato del mondo in una specialità del powerlifting, risalente a diversi anni or sono e da ascrivere ad un atleta italiano; poiché la cosa non risulta essere tanto frequente (anzi sinceramente non ricordo casi analoghi), cercai di assumere maggiori informazioni e scoprii che proprio un azzurro poteva a giusta ragione essere considerato uno dei più forti stacchisti di sempre, non solo per l’entità del carico sollevato ma per la proporzione con il peso corporeo; insomma con un parametro che oggi definiremmo a tabella Wilks, pur se allora, nel contesto, erano usate la Schwartz e la Malone.
Il nome del deadlifter primatista è quello di Giovanni Brunazzi.


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In realtà lo stacco da terra è sempre stata una specialità anomala, nella quale noi italiani – notoriamente non certo ai primi posti nelle classifiche assolute del WL e del PL – riusciamo stranamente a difenderci meglio.
La cosa che però mi aveva maggiormente meravigliato era rendermi conto che detta prestazione era stata realizzata raw (senza l’ausilio dell’odierno corpetto di supporto), quasi vent’anni or sono, con mezzi assai meno evoluti di oggi, che rimaneva tuttora insuperata e che, a testimonianza concreta dell’evento, esisteva un inequivocabile filmato.
Pur se in quegli anni (siamo nel corso della metà dei ’90) ero maggiormente dedito al biathlon rispetto alla pesistica, comunque avevo sentito parlare molto vagamente di quel primato e, aggiunte nuove informazioni, mi sono con piacere reso conto che non trattavasi dell’improvviso exploit di un fenomeno o di una meteora, bensì del degno corollario di carriera di uno dei nostri maggiori rappresentanti del mondo della ghisa, sia body builder che powerlifter in diverse epoche e meritevole a questo punto, per imprese atletiche e spessore umano del personaggio, di rientrare nella pur modesta rassegna che ho deciso di dedicare agli italiani che, in vari ruoli atletici, tecnici o dirigenziali, hanno contribuito a disegnare la storia dei pesi in Italia.
Detto e fatto, mi metto in contatto con la palestra Brunazzi di Reggio Emilia, la quale peraltro risulta tuttora nell’elenco delle Associazioni che sono state affiliate alla FIPL e, in un crescendo di soddisfatto stupore, ricevo la piena disponibilità di entrambi i Brunazzi (il figlio Andrea si è da tempo unito al padre nell’occuparsi dell’azienda di famiglia) che, con grande gentilezza, si offrono di regalarmi la completa biografia scritta del nostro campione, da cui avrei potuto attingere ogni sorta di informazione.
Il libro “ Respirando nebbia, sollevando pesi”, il cui titolo ho ritenuto di sfruttare pure per l’incipit di questo articolo, si presenta come un diario che offre uno spaccato di esperienza umana e sportiva, di antica saggezza bucolica e ribollente passione atletica, di umanità nei sentimenti e rigore nelle idee, di tenacia ed entusiasmo: sempre coerente, talvolta triste, traduce benissimo le aspirazioni di un ragazzo divenuto un fortissimo atleta da adulto, ripercorrendone le tappe di vita a partire dalla prima infanzia.
Così, con discrezione ed umiltà, introduco il discorso e collego tra loro quelle che ritengo le parti salienti di un romanzo agonistico da focalizzare, nell’ottica nostra, principalmente sulle discipline di forza che ci interessano ma guardandomi bene dal manipolare alcunché: lasciando che sia il protagonista della vicenda ad aprirsi e raccontarsi con il corsivo del virgolettato.


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Giovanni Brunazzi nasce nel 1957 in un paesino della bassa padana, Rivarolo del Re (in provincia di Cremona) e cresce a Villanova frazione di Casalmaggiore.
Intorno a lui la nebbia è la compagna di vita: nasconde dal mondo e ne attutisce gli echi, nel rigido inverno avvolge gelida la campagna sterminata mentre d’estate rende ancora più umida e appiccicosa l’aria da respirare. Il fiume Po, con il suo incedere lento, sembra protrarre il già gravoso lavoro dei campi che, in quanto a fatica percepita, non ha nulla da invidiare al sollevamento dei pesi in palestra.
Eppure a questa nebbia ed all’atmosfera semplice, genuina, arcaica che la richiama, Brunazzi è affezionato: figlio di gente solida nel corpo e autentica in quei valori che oggi sembrano spesso smarriti in altre realtà più moderne ed ammiccanti.
La sua vita – a cominciare dall’infanzia, che egli stesso definisce felice ma non facile, per via delle possibilità economiche limitate - è stata un inno alla forza dei legamenti, alla forza fisica ed a quella cerebrale e caratteriale, unite tra loro in una sorta di simbiosi imprescindibile:
“ Fin da bambino mi sentivo come una macchina per sollevare; da mio padre e mio nonno paterno ho ereditato le giunture ed i legamenti che mi hanno permesso di diventare un campione nel sollevare i pesi. La forza dipende molto dai legamenti: puoi costruirci intorno tutti i muscoli che vuoi ma se mancano i legamenti non potrai mai arrivare a certi livelli, perché i muscoli senza legamenti forti sono come una grande casa senza fondamenta e senza mura portanti, che potrebbe crollare facilmente”.

Si diceva del binomio corpo/mente e su questo punto Brunazzi ha convinzioni granitiche, che gli hanno consentito di costruire i suoi maggiori successi: “ pesavo solo 80 chili quando ne ho sollevati 360, eppure l’ho fatto servendomi sia del corpo che della mente. Una mens sana è fondamentale ma purtroppo non tutti se ne rendono conto e la trascurano, si lasciano andare o si avvelenano con sostanze illegali per cercare di sopperire alle mancanze fisiche ed alle debolezze psicologiche. Fin troppi sono quelli che fuggono davanti ai problemi ed alle paure nascondendosi dietro un paio di muscoli”.

Afferma convinto che prima di gettarsi a capofitto su qualsivoglia attività, occorrerebbe un’analisi realistica del proprio status, delle caratteristiche individuali, delle inclinazioni, per non andare incontro a frustrazioni e potersi concentrare pienamente sugli obiettivi che ci si è prefissati.
“Ognuno di noi nasce predisposto per un certo tipo di attività: io, per esempio, non avrei mai potuto emergere nella pallacanestro per via della corporatura compatta; forse avrei potuto dedicarmi all’atletica ma privilegiando solo le discipline basate sullo scatto; i miei muscoli sono fatti per lo scatto fulmineo, lo sforzo breve ed esplosivo, non certo per fatiche gestite e diluite nel tempo.
Questo è importante da accettare, poiché molto spesso i giovani pretendono di correre dietro a sogni irraggiungibili che sono loro francamente preclusi e, purtroppo, non accettando la realtà il rischio di commettere errori gravi e compiere scelte sbagliate aumenta; è un discorso che stiamo affrontando nel settore sportivo ma potremmo estenderlo a molti altri campi.”



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Il concetto espresso induce ad altre riflessioni: “un tempo un body builder arrivava al successo nei mondiali dopo non meno di 15 anni di gare; nel caso mio ho impiegato di meno arrivandoci a 24 anni ma era pur sempre una decina d’anni che mi allenavo, senza contare le fatiche cui mi ero sottoposto da piccolo, come spaccare legna o percorrere quotidianamente 7 km. per andare a scuola.
Solo con tanti anni di preparazione alle spalle si possono scalare certe vette, altrimenti di solito c’è sotto qualcos’altro di strano. Oggi invece cerchiamo sempre con più frequenza la via più facile, senza considerare che le scorciatoie sono molto pericolose già per il fatto che ti conducono in breve dove non saresti forse mai arrivato.”


La colpa, sottolinea, non è solo degli atleti giovani, dei campioni vittime e ingranaggi di un meccanismo contorto ma proprio del sistema che gravita intorno allo sport e ne esalta gli eccessi. “ Se fosse possibile compiere un passo indietro, dalle 80 partite di calcio ufficiale da giocare in un anno si tornerebbe alle 40 canoniche, che ogni uomo sano ed allenato può reggere senza ridursi a macchine da esibizione; allo stesso modo un ciclista dovrebbe avere un paio di giorni di sosta tra una tappa da 200km. e l’altra e non percorrerne 200 ogni giorno: che razza di ritmi forsennati sono?
Si assumono pure diuretici per asciugarsi e perdere peso, mentre prima bastava semplicemente mangiare meno ed accettare di perdere forza in percentuale. Io sono alto 1,71 e quando ho vinto i campionati al massimo della mia forma fisica avevo 15kg. in più di massa corporea; il massimo che avrei potuto ottenere con un allenamento giusto ed un regime equilibrato.”


La disciplina nel proprio stile di vita oltre che nel rispetto delle regole e la correttezza nei confronti degli altri e di ciò a cui ci si dedica non dovrebbero essere solo un vestito per le grandi occasioni ma costituire il perno della personalità di ciascuno insieme alla giusta ambizione ed alla mentalità vincente.
“ Mantengo un atteggiamento positivo non solo nello sport ma in ogni circostanza, aldilà di quelli che si riveleranno essere poi i risultati. Ho sempre provato massimo rispetto per tutti gli atleti pure fosse l’ultimo arrivato sul palco o in pedana di gara; al contrario, non avverto la minima tolleranza nei confronti di chi non rispetta le regole o si presenta trasandato con un costume non regolamentare, mostrando quantomeno superficialità o di farsi beffe delle norme dello sport che tanto amo.”


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Voglio ripercorrere con Brunazzi le tappe salienti di una vita che lo ha visto costruirsi, gradino dopo gradino, un successo sportivo fatto non solo di competizioni.
“ la vita mi ha riservato molte prove e molte scelte ed ho imboccato la strada della forza fisica senza pensare che un giorno sarebbe diventata una professione.
Ricordo che da bambino quando ero ancora alle Elementari, sfogliando una rivista di cultura fisica, rimasi colpito da uomini con fisici che mi facevano pensare agli eroi dei fumetti o dell’epica antica e decisi che era esattamente come loro che volevo diventare. Da allora, saranno pure stati i giochi dei ragazzini, quando imitavamo i personaggi che si trovavano in libri come ne 'I ragazzi della via Pal', saranno pure stati i film parrocchiali su Ercole o sui cowboy che ci facevano uscire dalla sala esaltati e pronti ad imitare gli idoli di celluloide, sarà stata inoltre la passione per la storia in particolare d’Italia che amo e di cui vado fiero, saranno infine state le storie di battaglie raccontatemi dal nonno, fatto sta che queste sollecitazioni colpirono la mia fantasia e determinarono alcune scelte della giovinezza.
Ercole accese la passione per la mitologia greca: adoravo leggere di guerrieri poderosi che si battevano fino allo sfinimento sul campo nelle loro armature, brandendo armi enormi e micidiali che scintillavano al sole prima di far scorrere il sangue dei vinti e sognavo di assomigliare a loro e di essere altrettanto forte ed eroico.
Si aggiunga la povertà della mia infanzia che mi ha abituato alle rinunce, restituendomi tuttavia il gusto delle imprese frutto di grandi sacrifici. Mi alzavo all’alba per andare alle cinque con mio padre a spaccare la legna, poi facevo colazione ed alle 7 partivo con la bicicletta per andare a scuola in città; dopo la scuola tornavo a casa, facevo i compiti e, secondo le mie possibilità, davo una mano nei campi.
Mi piace identificarmi con l’antico atleta Milo di Crotone, in grado di percorrere due interi giri dell’arena trasportando un toro sulle spalle, perché anch’egli si era allenato gradualmente, iniziando a trasportare l’animale quando era solo un vitellino ed aumentando lo sforzo poco a poco man mano che l’animale cresceva. Allo stesso modo io mi sforzavo ogni giorno a fare un qualcosa in più e a dieci anni sono riuscito a sollevare da solo l’assale del camion che pesava poco meno di 50 chili.”


Lo sport ha quindi avuto nella vita di Brunazzi un’evoluzione trasformandosi, da un gioco infantile ed una semplice passione adolescenziale, in una vera filosofia di vita. Per questo motivo che lui tende a definirsi un agonista oltre che uno sportivo.
"Ricordo che mi allenavo da solo, nel garage di casa dei miei genitori, sollevando tutto quello che mi capitava a portata di mano, improvvisando attrezzi e pesi improbabili, poiché all’epoca non avevo le possibilità economiche per frequentare una struttura come una palestra o tanto meno acquistare l’attrezzatura adatta.
I miei genitori disapprovavano apertamente questi allenamenti da autodidatta e avrebbero preferito che continuassi a studiare, non comprendendo appieno l’intensità della passione e la mia determinazione; pensavano che sarei diventato uno di quei fenomeni da baraccone che alle fiere di una volta sollevavano tutto il possibile per meravigliare donne e bambini. In realtà, con la volontà e l’impegno, sono riuscito comunque a completare gli studi, ottenendo prima il diploma di perito elettrotecnico, poi quello di settore come Maestro di cultura Fisica e successivamente di massaggiatore e di dietologo.”



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Ora però mi interessa esaminare la storia e le imprese atletiche di Giovanni Brunazzi come body builder prima e powerlifter poi.
“Nei primi anni di carriera agonistica mi sono allenato esclusivamente in vista delle gare di BB; solo in seguito sono passato al PL, la disciplina che in definitiva mi ha reso primatista mondiale fino ad oggi.
Paradossalmente arrivai a stabilire il primato del mondo di deadlift senza essermi mai preparato specificamente per il powerlifting, bensì sempre per il bodybuilding, con l’aggiunta dell’allenamento particolare rivolto appunto allo stacco da terra.
Questi allenamenti che potrei definire misti andavano in direzione diametralmente opposta a ciò che si trova scritto sui libri ma, conoscendo il mio corpo in profondità, sapevo cosa dovevo fare per raggiungere certi risultati, aiutato in questo dai preziosi consigli del mio primo allenatore, Alex Carmeli.
Credo che la personalità di un allenatore, soprattutto se è il primo, influisca molto sul rendimento dell’allievo, lasciando su di lui un’impronta indelebile; per cui è fondamentale che si tratti di una persona preparata e portata all’insegnamento. Alex si occupava pure dell’ alimentazione, che ritengo sia un fattore imprescindibile, perché se mangi male vanifichi tutto quanto fatto in mesi di duri e metodici allenamenti. “


Brunazzi inizia con i Campionati Nord Italia del 1976 a Mantova, poi partecipa ai Campionati Italiani a Zingonia quindi, a partire dal 1979, vince diversi Grand Prix nazionali ed il Campionato Italiano 1981; durante i Campionati del Mondo 1982, in Belgio, si classifica tra i primi dieci ma l’apice dell’attività nella cultura fisica l’ottiene con la vittoria alla 'Notte dei Campioni' del 1988.
“Alla Notte dei Campioni potevano partecipare solo atleti che avessero già vinto edizioni dei Campionati Italiani oppure avessero partecipato con successo alle Selezioni per i Mondiali.
Ricordo quella sera come uno dei momenti più magici della mia vita e sentivo che il pubblico era tutto per me: quella vittoria mi ha appagato e, da allora, decisi di ritirarmi dalle competizioni di BB nel momento migliore, da campione imbattuto.
Non mi pesava più di tanto la decisione, perché sapevo che il futuro mi avrebbe regalato altre sorprese e grandi soddisfazioni.”

Dal 1988, il 31enne Giovanni si dedica esclusivamente al powerlifting, divenendo uno dei massimi specialisti dello stacco da terra, vincendo per 5 anni consecutivi (1989-1993) il Campionato Italiano di specialità in una federazione diversa dalla FIPL e che tuttavia all’epoca consentiva l’attività internazionale sotto l’egida della International Powerlifting Federation (IPF).
“La fantastica esperienza tedesca iniziò quasi per caso ma fu davvero galvanizzante.
Nel 1994, mi stavo preparando per dei Campionati che avrebbero dovuto svolgersi a Torino, allorché ricevetti una telefonata dalla Germania per invitarmi a disputare il Campionato Internazionale Bavaria Cup, in rappresentanza della squadra ABC di Berlino. Dovettero ripetere l’invito ben due volte, poiché non riuscivo a crederci: in definitiva ero allenato, in forma ed amavo la Germania, dunque sciolsi ogni indugio e partii alla volta della capitale tedesca.
Devo ammettere di non aver mai rinnegato questa repentina decisione, in quanto proprio in quel biennio ‘94/’95 ho vissuto i momenti più belli della mia carriera, che così raggiunse il culmine.
Il primo anno conquistai il primo posto di categoria, con uno stacco di 320kg., facendo vincere la mia compagine nella classifica a squadre. All’edizione successiva del 1995, a 38 anni suonati e sempre in rappresentanza di una squadra estera, ho stabilito il record del mondo IPF in categ. -82.5kg. nella specialità stacco da terra, con un’alzata di 360kg., sopravanzando di 2,5kg. il precedente primato di vent’anni prima tra l'entusiasmo generale. Tale record risulta tuttora imbattuto ed è rimasto nello storico della federazione internazionale dopo la revisione delle categorie di peso.”


Di seguito il breve, coinvolgente, emozionante video del celebre record.






Quello che non dice Brunazzi ma che tengo a sottolineare io è che quel risultato è tanto più incredibile per il fatto di esser stato ottenuto quasi venti anni fa, in un’epoca in cui i corpetti erano praticamente ininfluenti, poiché consistenti in concreto in dei body (singlet) appena più robusti e, pertanto, potremmo considerarlo eseguito in assetto raw.
Ecco un piccolo assaggio dei suoi 2 workouts settimanali di stacco durante i 30 gg. che hanno preceduto la competizione della Bavaria Cup.
228kg. 2x5
266kg. 1x3
304kg. 1x3
342kg. 1x2
380kg. 1 parz.
342kg. 2x2
304kg. 3x5

“ Alla fine, in totale, avevo sollevato 7942 chili e le ultime settimane erano tremende, con continui dolori a bruciarmi il corpo e il dolore culminava proprio negli ultimi giorni, consumandomi le anche, i testicoli, le mascelle.
A volte chi mi vedeva mentre mi sottoponevo a tale tortura mi domandava il perché lo facessi, perché sottopormi a questa immane fatica senza compenso: per vincere? Ma su chi o cosa se avevo praticamente vinto tutto ciò a cui potevo aspirare? Non era quello il punto: era come una sfida interiore la mia e il sentimento che mi animava era lo stesso di quando, da bambino, mi ero trovato davanti all’assale del camion ed avevo provato a sollevarlo….così, solo per verificare se ne ero capace e facendolo da solo, senza nessuno che potesse guardarmi o applaudirmi.
La vittoria era il cibo del mio spirito e nulla come essa sarebbe riuscito a farmi sentire protagonista assoluto della mia vita.”


La simbiosi mente/corpo, dove i muscoli traducono in risultati la spinta motivazionale che viene da dentro, ha rappresentato in lui una delle condizioni essenziali della propria carriera sportiva e del suo essere uomo.
“Una delle cose più importanti, che mi ha permesso di ottenere i risultati descritti, è stato il completo controllo che mantenevo durante le gare; in quei frangenti si rivela fondamentale la concentrazione, che ti permette di reclutare allo sforzo massimale ogni singola fibra dei tuoi muscoli.
Il fatto è che il mio fisico non vive di altro: è arduo descriverlo ma con i pesi ci parlo e li accarezzo; quando ho stabilito il record del mondo già mi ero reso conto che sarei riuscito a sollevare quel bilanciere, perché avevo stabilito con lui un feeling particolare, diventando un corpo solo; mentre ero in pedana non sentivo urla ed incitamenti, mi ero isolato con il bilanciere.
Non ho mai temuto gli avversari in gara ma non per questo li ho sottovalutati stimando di avere la vittoria in tasca; non ho mai peccato di presunzione anche quando gli avversari non erano temibili ed ero il netto favorito.
Considero la mia carriera coronata dal record mondiale del ’95; ero consapevole che non sarei mai stato campione olimpico, poiché trattasi di una disciplina di nicchia e non è annoverata nel programma gare, mentre in passato ai Giochi Olimpici è stato inserito persino il tiro alla fune!
Sono contento di essermi fermato in tempo, a 40 anni, passando dalla sfida sportiva senza un attimo di tregua a quella imprenditoriale con la mia palestra di Reggio Emilia, che mi assorbe una gran quantità di tempo.
Tornando da Berlino mi resi presto conto che avevo vinto in pedana tutto quello che era verosimilmente nelle mie possibilità ed a quel punto devi essere realista e capire quando è il momento di fermarsi. Se potessi tornare indietro rifarei tutto quel che ho fatto, libero da rimpianti o nostalgie.
Non penso siano in tanti ad avere la fortuna di poter fare queste affermazioni e sento di aver aderito al mio destino, evitando di forzare troppo le cose e senza lasciarmi scappare alcuna occasione.”



Adesso Giovanni Brunazzi continua ad essere un uomo interessato ed appassionato, un preparatore meticoloso ed un imprenditore attento che, circondato dall’affetto della famiglia e degli amici, trasfonde nella conduzione di ogni attività la stessa determinazione e l’identico entusiasmo che lo hanno portato al successo nei suoi trascorsi atletici.
“ Un conto è smettere di gareggiare perché sei costretto o perché hai perso, un altro è quando ti ritiri dalle competizioni per tua scelta o perché credi in qualcosa che vuoi intraprendere dopo. Io credo in ciò che sto facendo ora e lo faccio con amore.
Smettere di gareggiare ha comportato senza dubbio una decisione sofferta; d’altra parte avevo già una certa età per le gare, poi mi ero rotto il braccio in malo modo ed inoltre gli affari e la palestra richiedevano sempre più tempo ed energia: così ho detto basta alle gare, risparmiandomi l’inevitabile parabola discendente.
Ciononostante rimango interiormente un agonista: quando insegno – ad esempio – potrei farlo come tanti senza impegnarmi direttamente; al contrario mi impongo di fare le stesse cose che consiglio ai miei allievi, per vivere insieme le loro esperienze e lo trovo determinante ed efficace.
A me piace tantissimo allenarmi con i miei ragazzi perché tocco con mano il loro impegno, la loro voglia di somigliarmi e migliorarsi esercizio dopo esercizio; alcuni mi guardano con ammirazione sconfinata, come fossi il loro idolo e così mi rivedo da ragazzino, quando sfogliavo le pagine delle riviste di culturismo sognando di diventare come quegli uomini forti ritratti nelle loro pose migliori.
Il mio segreto è stato forse quello di trascurare i testi conclamati ed allora in voga, gli allenamenti standard pubblicizzati per diventare campioni e prendere le mosse dal particolare, adattando la preparazione da seguire alla mia conformazione specifica, creandomi un percorso ad hoc, adatto in tutto e per tutto alle esigenze del momento.
Ancora oggi, grazie ai ragazzi, proseguo gli allenamenti personali in maniera costante, ogni mattina senza eccezione, come un hobby e senza necessità di dover sfoggiare le mie capacità ”




Nell’interessarsi ai giovani cerca di passare un impegnativo testimone, non perché si sentano obbligati a replicare necessariamente le sue gesta sportive ma affinché in loro si possa scorgere e cresca il seme di quella passione sviluppatasi seguendo canoni e principi di vita saldi e coerenti, da lui imparati da bambino, estrinsecati e diffusi attraverso l’impegno agonistico e da trasmettere ora in una nuova e non meno affascinante fase della vita.
“ La prima palestra l’ho aperta prima di compiere i 30 anni, poi nel ’93 ho aperto la palestra attuale: sono venuto a Reggio Emilia perché mia moglie è reggiana ed è sempre stato mio desiderio quello di aprire un’attività in una città; in quel periodo andava di moda la cultura dell’attività fisica ed ero già noto nel settore, per questo le cose sono partite bene.
Negli sport individuali, come il body building o il sollevamento pesi, il sacrificio e la fatica aumentano rispetto agli sport collettivi, ove sussiste e prevale l’aspetto ludico e dove gli atleti hanno modo di incoraggiarsi a vicenda durante gli allenamenti, inseguendo un obiettivo comune. Lo sport individuale è spesso più monotono e duro, cosicché molti abbandonano per il fatto di trovarsi soli dinanzi allo sforzo, senza poter condividere questa esperienza con altri.
Da qui la necessità di far sentire ciascuno importante, seguito e incoraggiato, rimarcando nel contempo come lealtà e sincerità, spontaneità ed amicizia siano i sentimenti da porre sempre al primo posto ed i pilastri su cui fondare tutte le regole del gioco.”



Goodlift Giovanni!



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MassimilianoPL




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MessaggioTitolo: Re: History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi.   History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi. EmptyGio Apr 25, 2013 2:59 pm

Grazie Giovanni!
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Psico

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MessaggioTitolo: Re: History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi.   History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi. EmptyVen Apr 26, 2013 3:46 pm

Veramente incredibile questa storia tutta italiana, come incredibile è l'allenamento che esegue!! Una doppia con 342kg! Twisted Evil
Bellissimo il video, l'esultanza esprime appieno il percorso che ha fatto...ma come mai sul sito ipf non trovo nulla su di lui?
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LadyTerry

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MessaggioTitolo: Re: History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi.   History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi. EmptyVen Apr 26, 2013 8:12 pm

Veramente una bella storia di passione per lo Sport....
...senza però mai mettere in secondo piano la vita vera!
Grazie Tony per averci emozionato!
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Tonymusante
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MessaggioTitolo: Re: History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi.   History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi. EmptyLun Apr 29, 2013 2:56 pm

Psico ha scritto:
Veramente incredibile questa storia tutta italiana, come incredibile è l'allenamento che esegue!! Una doppia con 342kg! Twisted Evil
Bellissimo il video, l'esultanza esprime appieno il percorso che ha fatto...ma come mai sul sito ipf non trovo nulla su di lui?


Ciao Ste,
allora la questione è un po' complessa. Con la recente nuova veste grafica del sito IPF, i record cosiddetti "original", ovvero antecedenti al 1/1/2011, data della riforma delle categorie di peso, non sono stati più riportati nell'apposita colonna del nuovo sito, presumibilmente per non caricare di notizie vetuste il server già ampiamente oberato.
Il link che ho procurato e copia incollato sotto rimanda ad una vecchia pagina dello "storico" IPF, dove compare il record del mondo di stacco precedente a quello di Brunazzi e citato nel mio articolo, pari a kg. 357.5.
Purtroppo non sono riuscito a reperire la pagina storica aggiornata al '95 poichè contestualmente alla riforma delle categorie di peso - avvenuta in ottemperanza ai suggerimenti del CIO e in linea con quelle già esistenti del sollevamento olimpico IWF - fu deciso che, per ragioni pratiche e di controllo, i record mondiali e continentali fossero omologati solo se stabiliti in occasione di campionati internazionali e non di trofei o competizioni nazionali ancorché a partecipazione cosmopolita e benché riconosciuti IPF.
A seguito di questo, dovendo fare una cernita dei record non più vigenti, hanno eliminato le pagine dell'archivio storico ove erano presenti primati non stabiliti in linea con le nuove direttive: è il caso del record di Brunazzi, effettuato durante la Bavaria Cup, manifestazione riconosciuta dall'IPF e che tuttavia non aveva valenza ai fini dell'assegnazione dei titoli.
Fino ad alcuni anni fa la pagina dei record presente sull'home page della federazione internazionale riportava il record in questione come in corso; all'attualità invece, per esaminare il percorso storico a ritroso, non ci resta che confrontare i 357.5kg. sollevati dal finlandese Kumpuniemi il 17/05/1980 a Zurigo, come risulta nello specchietto che segue e confrontarli con i 360kg. di Brunazzi, sollevati nel '95, che costituiscono quei 2,5kg. di miglioramento inseguito in detta occasione e di cui si fa appunto cenno nel corpo dell'articolo.
Cercherò di reperire pure la pagina che annovera il primato dell'atleta azzurro.

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MessaggioTitolo: Re: History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi.   History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi. EmptyLun Apr 29, 2013 7:01 pm

...completamente assorbito dalla preparazione agli assoluti non avevo trovato il tempo di leggere questo bell'articolo...che storia ragazzi!!

Un peso del genere fatto in assetto raw... quell'uomo è una pressa idraulica Cool
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MessaggioTitolo: Re: History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi.   History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi. EmptyLun Apr 29, 2013 8:18 pm

Tonymusante ha scritto:

Ciao Ste,
allora la questione è un po' complessa. Con la recente nuova veste grafica del sito IPF, i record cosiddetti "original", ovvero antecedenti al 1/1/2011, data della riforma delle categorie di peso, non sono stati più riportati nell'apposita colonna del nuovo sito, presumibilmente per non caricare di notizie vetuste il server già ampiamente oberato.
Il link che ho procurato e copia incollato sotto rimanda ad una vecchia pagina dello "storico" IPF, dove compare il record del mondo di stacco precedente a quello di Brunazzi e citato nel mio articolo, pari a kg. 357.5.
Purtroppo non sono riuscito a reperire la pagina storica aggiornata al '95 poichè contestualmente alla riforma delle categorie di peso - avvenuta in ottemperanza ai suggerimenti del CIO e in linea con quelle già esistenti del sollevamento olimpico IWF - fu deciso che, per ragioni pratiche e di controllo, i record mondiali e continentali fossero omologati solo se stabiliti in occasione di campionati internazionali e non di trofei o competizioni nazionali ancorché a partecipazione cosmopolita e benché riconosciuti IPF.
A seguito di questo, dovendo fare una cernita dei record non più vigenti, hanno eliminato le pagine dell'archivio storico ove erano presenti primati non stabiliti in linea con le nuove direttive: è il caso del record di Brunazzi, effettuato durante la Bavaria Cup, manifestazione riconosciuta dall'IPF e che tuttavia non aveva valenza ai fini dell'assegnazione dei titoli.
Fino ad alcuni anni fa la pagina dei record presente sull'home page della federazione internazionale riportava il record in questione come in corso; all'attualità invece, per esaminare il percorso storico a ritroso, non ci resta che confrontare i 357.5kg. sollevati dal finlandese Kumpuniemi il 17/05/1980 a Zurigo, come risulta nello specchietto che segue e confrontarli con i 360kg. di Brunazzi, sollevati nel '95, che costituiscono quei 2,5kg. di miglioramento inseguito in detta occasione e di cui si fa appunto cenno nel corpo dell'articolo.
Cercherò di reperire pure la pagina che annovera il primato dell'atleta azzurro.

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Ciao Giovà, a quel link ero riuscito ad arrivare anche io, ma non avevo considerato che il record ottenuto da Brunazzi fosse stato ottenuto in una manifestazione IPF che però non aveva valenza per l'assegnazione dei titoli.
Era solo una mia curiosità, senza nulla togliere alla prestazione di Brunazzi.
Ci vediamo sabato in tana.
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Takilian Rueshin

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MessaggioTitolo: Re: History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi.   History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi. EmptyGio Mag 02, 2013 7:49 am

Bellissimo.
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MessaggioTitolo: Re: History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi.   History 3) - Giovanni Brunazzi - respirando nebbia, sollevando pesi. EmptyVen Mag 10, 2013 1:22 am

Grazie Tony per averci regalato questa storia di uno stacchista di questo livello..
Mi sono ritrovato anche in qualche sua frase...una su tutte quando racconta di sentirsi tutt'uno col bilancere con una concentrazione che gli consentiva di isolarsi dall'ambiente circostante..A mio modesto parere una delle cose più importanti in pedana.
Forza PL cheers
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